Reviews



23/05/2008

Soulgrinder - ARTISTSANDBANDS.ORG 5/7

http://www.artistsandbands.org
Mauro Borin:
Gli Anthenora, band proveniente da Cuneo, già conosciuti dagli addetti ai lavori in passato grazie a "Last Command", il loro cd di esordio, ha dato ora alle stampe "Soulgrinder", un cd di potente heavy metal, fortemente basato su ottimi intrecci chitarristici e su ritmi sparati a mille davvero trascinanti, mettendo in mostra un'aggressività talmente imponente da donare a tutto quanto il lavoro la giusta intensità di impatto.

Complessivamente quest'album risulta essere ben realizzato, ben orchestrato, ben prodotto e magistralmente registrato.

Anzi oserei pure sbilanciarmi ed affermare che sia uno dei migliori cd del genere che mi sia capitato tra le mani ultimamente per une recensione.

Non c'è che dire: questi aitanti ragazzi con la musica e con gli strumenti ci sanno decisamente fare.
Speriamo solo che anche in futuro riescano a produrre brani di questo livello per potersi candidare in tal modo a diventare una delle migliori in circolazione non solo a livello meramente nazionale. Le possibilità ci sono tutte.
Andate avanti così!

Giuliano Latina:
L'ascolto attento di un disco, nella maggior parte dei casi, fornisce un'idea abbastanza completa delle capacità musicali (tecniche e compositive) di un gruppo, mentre il successore può confermare le attese oppure deluderle totalmente. Il secondo album degli Anthenora appartiene senz'altro alla prima categoria, superando addirittura ogni più rosea aspettativa iniziale: con "Soulgrinder", infatti, i defenders piemontesi non si limitano a riciclare stancamente le coordinate del discreto esordio "The Last Command" - già recensito su queste pagine - ma vanno oltre, ottenendo un lavoro di gran lunga superiore, come tra poco vedremo in dettaglio.

Il titolo dell'album, già abbastanza eloquente, è ulteriormente sviluppato nella copertina (che ricorda vagamente quella di "Countdown to Extinction" dei Megadeth), in cui è raffigurata una donna sotto interrogatorio o tortura, che urla così tanto il suo dolore che dalla sua bocca esce addirittura l'anima. Nel retro abbiamo la rappresentazione dell'ombra di un energumeno, presumibilmente il torturatore, mentre dietro di lui, più in luce, spicca un militare, probabilmente colui che ha ordinato l'esecuzione della pena; nello stesso tempo, una mano, in basso a sinistra, non molto in risalto, sembra chiedere pietà: disegno naïf, ma molto esplicativo.

Il CD dura oltre cinquanta minuti e si apre con l'intro "June 6, 1944_Overlord", effettata, dark, caratterizzata dal suono ossessivo di una goccia che cade; il vero inizio è, pertanto, "Dawn of Blood", veloce, accattivante ed orecchiabile, per via di un buon lavoro delle due chitarre e dell'uso delle doppie voci, dotato di un finale di ispirazione maideniana. Segue "Order of Hate", un mid-tempo a tratti anche melodico, mentre "A New Rebellion" è un brano d'impatto, uno speed ai limiti del thrash, con una produzione vocale effettata - moderna, ma non modernista - senza eccessi, che avrebbero snaturato l'intensa prestazione del cantante.
La title track è dotata di un avvio rarefatto, presto oltrepassato dal muro sonoro dei vari strumenti, che si alzano all'unisono, in modo essenziale, ma efficace. "The Call of the Undead" è più rapida, all'insegna di stacchi netti e precisi, insieme ad effetti vocali ancora una volta intelligentemente moderni e ad alcuni interessanti campionamenti.
"Hundred Knives" è dapprima lenta, quindi cadenzata, infine soggetta ad accelerazione, come pure su "Fatherland", molto diretta, nuovamente maideniana, ricordiamo un bel lavoro ritmico, dilatato nel finale.
Durante l'ascolto di "Cassandra" spicca la fuga finale di un fluido assolo, ben accompagnato dagli altri strumenti, mentre con "Hellish Fire" si torna allo speed, stavolta dotato di cambi di tempo molto precisi. "Dream Catcher" è un assalto all'arma bianca, ottimamente bilanciato tra il distorto ed il melodico; le doppie voci infiammeranno certamente il pubblico in sede di concerto. Si chiude con la veloce "Steel Brigade", orecchiabile, con un valido assolo di chitarra arricchito dall'effetto wha-wha.
Il disco, pertanto, è ben suonato; è inoltre coinvolgente, amalgamato e compatto, visto che non ricordiamo un pezzo che emerga in modo particolare. Non sappiamo a chi attribuire il merito: all'etichetta, cioè la My Graveyard Productions, per via della produzione curata e dei suoni ricchi e completi, oppure al gruppo, per via di una maggiore esperienza compositiva maturata con gli anni ? E' probabile che il merito vada equamente diviso, comunque preferiamo lasciare ai posteri l'ardua sentenza, limitandoci a consigliare l'album agli hard rockers ed ai metallari (compresi i seguaci dei settori più estremi, purchè abbiano la mente aperta), visto che "Soulgrinder" è un lavoro senz'altro riuscito, poiché mescola sapientemente solismo ed impatto senza far minimamente prevalere l'uno sull'altro.


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