Reviews



30/03/2006

Soulgrinder - DEFENDERSOFSTEEL 7/10

http://www.defendersofsteel.net
mark 7/10
author Eugenio Giordano

Di cose da dire sul nuovo disco della ormai storica formazione piemontese ce ne sono tante, dopo sedici anni di carriera questo "Soulgrinder" rappresenta una importante svolta nella direzione artistica e nel sound della band. Giunti a ottimi consensi con i precedenti "The General's Awakening" e "The Last Command" gli Anthenora hanno deciso di rimettersi in discussione e di tentare nuove vie abbandonando decisamente gli stilemi classici del passato. Non dimentichiamo che la band piemontese è stata per lunghi anni una delle cover band degli Iron Maiden più blasonate sul suolo europeo riuscendo a suonare decine di concerti in giro per l'Italia e non solo. Il mio primo approccio coi nuovi brani di "Soulgrinder" è avvenuto al recente concerto nell'alternative club Fabrik di Moncalieri un paio di mesi or sono. Il gruppo ha presentato quasi tutti i nuovi pezzi sul palco e le differenze rispetto al classico sound dei dischi vecchi erano evidenti. Il gruppo ha scelto con coraggio di trovare una via personale e moderna riuscendo a liberarsi dallo status di band derivativa che per molti anni li ha imprigionati. Loro si sono mostrati pienamente soddisfatti e consapevoli della svolta sonora, a giudicare dal responso e dalla atmosfera positiva che respirava sotto il palco era difficile dargli torto. Sotto la guida di Tony Fontò e BB Nick Savio (membri storici dei White Skull) gli Anthenora hanno registrato il nuovo disco ai Rimaster Studios di Vicenza nell'aprile del 2005, lo scioglimento del contratto con la spagnola Locomotive e l'approdo alla tricolore My Graveyard Productions ha causato il ritardo sull'uscita del nuovo disco. Già dalla copertina si capisce che gli Anthenora abbiano voluto modificare la loro via artistica e il loro sound, il nuovo "Soulgrinder" è profondamente influenzato dal metal americano di nuova generazione, parlo di band come Nevermore e Pantera. Soprattutto bisogna notare una radicale modifica dell'impalcatura chitarristica dei brani, spesso si trovano strutture vicine a band estreme come In Flames e i recenti Exodus. Questa scelta è attribuibile principalmente alla coppia di compositori Stefano Balocco e Stefano Pomero che si sono occupati della stesura di tutti i nuovi brani. Dal punto di vista vocale il bravissimo Luigi Bonansea ha rinunciato agli ampi vocalizzi del passato in favore di un' interpretazione più minimale e introspettiva. Questo "Soulgrinder" potrebbe spaccare il pubblico degli Anthenora in maniera netta, credo che i fan storici della band tricolore avranno qualche remora nei confronti dei nuovi brani. In generale la band appare molto ispirata, il livello del songwriting è alto, però le derivazioni moderniste e i nuovi arrangiamenti potrebbero non venire accettati da chi ha amato i lavori precedenti del gruppo. Si parte con "Dawn of Blood" e "Order of Hate" pezzi diretti e vagamente melodici che mi hanno ricordato alcune soluzioni degli In Flames migliori specialmente nelle chitarre. Decisamente più oscure e personali "A New Rebellion" e "The Call of the Undead" si rivelano pezzi ben composti e ispirati che si discostano sensibilmente dal classico sound del gruppo abbracciando atmosfere cupe e ossessive tipiche dei Nevermore degli ultimi dischi. Non male "Fatherland" e "Hellish Fire" che colpiscono a testa bassa senza fare sconti, le chitarre ruvide e ribassate hanno un groove moderno che rimanda agli ultimi lavori dei Death Angel o dei recenti Vicious Rumors. Più riflessiva e tenue "Dream Catcher" si avvicina al sound dei Metallica del nuovo corso, un pezzo come questo vive in bilico tra blues oscuro e post rock. Solo la conclusiva "Steel Brigade" mi ha ricordato il sound della band saluzzese ascoltato sui lavori precedenti, questo pezzo è legato ai Riot di "Thundersteel" e possiede un ritornello davvero riuscito. Oggettivamente questo "Soulgrinder" è un disco apprezzabile e ben composto, la band mostra una tecnica e una maturazione invidiabile. Le canzoni sono ispirate e non cedono nulla sotto il profilo della potenza, sappiate però che questo lavoro si discosta nettamente sotto il profilo artistico rispetto a quanto suonato dagli Anthenora in passato. Non so quanto questa scelta possa essere utile a un gruppo che ormai da sedici anni difendeva con onore e con attitudine la causa del metal classico. Senza considerare che in Italia già molti hanno cercato con scarsi risultati di rivoluzionare le proprie coordinate sonore finendo per riscontrare solo dissensi. A me sinceramente gli Anthenora piacevano di più come erano prima...

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