Reviews



01/04/2006

Soulgrinder - PMNET !!!

http://www.pmnet.it
author Carlo Noero

All'opener June 6 1944. Overlord, spetta il compito di introdurci nell'atmosfera di Soulgrinder: pochi secondi che riescono a creare una sorta di varco che ci porta direttamente nel mondo degli Anthenora, che iniziano a fare sul serio già con Dawn Of Blood, dotata di un riff decisamente groovy, che ci dà l'idea di come questo album non intenda fare sconti a nessuno dal punto di vista della violenza sonora. La traccia seguente, Order Of Hate, è invece un coinvolgente mid-tempo, con un ritornello decisamente orecchiabile ed uno splendido squarcio melodico che si apre nel brano, caratterizzato da un delicato intreccio basso chitarra, condito dal prezioso lavoro solistico della sei corde. Si torna poi a pigiare sull'acceleratore con A New Rebellion, una speed song contraddistinta da uno strepitoso break che dimezza il tempo e da un solo in cui le due chitarre ben si compenetrano con armonizzazioni e lavori solistici notevoli. Eccoci arrivati alla title-track, Soulgrinder, uno degli highlights del disco: una chitarra satura di flanger ci introduce ad uno splendido riff che si rifà ai preziosi insegnamenti della scuola melodica scandinava. Ottima la prestazione vocale, che sa quando essere tagliente e quando accarezzare le note. Verso il finale del brano, il solo e la ripresa del riff iniziale ci riportano alla mente i migliori At The Gates e fanno di questo pezzo uno dei più significativi dell'intero album. Ancora lavoro extra per chi suda dietro le pelli, in The Call Of The Undead, che si ricorda per un break, caratterizzato da un sapiente uso del feedback, che anticipa il solo in cui le armonizzazioni maideniane delle due chitarre la fanno da padrone, e per lo splendido finale in cui canto e controcanto donano al brano un'aura melodica che ci porta direttamente a Hundred Knives: la prima volta in cui gli Anthenora decidono di alzare il pedale dell'acceleratore e regalarci un' atmosfera più "rilassata", anche se squarciata dalle taglienti chitarre che ci ricordano la natura heavy del disco. Stupende le melodie vocali in un brano che rappresenta sicuramente una delle vette più alte di questo lavoro. Proseguendo nell'ascolto si giunge a Fatherland caratterizzata da un riffing devastante ed un grande lavoro ritmico, e impreziosita da un break di chitarra che ricorda i migliori Arch Enemy e gli intrecci solistici dei fratelli Amott. Il nono brano, Cassandra, inizia con un altro interessante momento melodico caratterizzato dalle voci di basso e chitarra, che si compenetrano alla perfezione introducendoci ad un coinvolgente mid-tempo caratterizzato dal drumming poderoso. La traccia seguente, Hellish Fire dà un ulteriore iniezione di velocità e potenza ad un album che con Dream Catcher giunge al suo climax, riuscendo a costruire un'atmosfera ricca di pathos, grazie ad una preziosa invenzione melodica, sposata a meraviglia con una ricchezza e potenza sonora non usuale. L'ultima traccia, Steel Brigade, pone il degno sigillo ad un album caratterizzato da prestazioni vocali e strumentali sopra le righe e soprattutto da un'interpretazione non scontata, ma sempre interessante e coinvolgente, della migliore tradizione della storia dell'heavy metal.

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