Reviews



22/05/2008

The Last Command - ARTISTSANDBANDS.ORG 4/7

http://www.artistsandbands.org
Giuliano Latina

I cuneesi Anthenora, sulla scena dai primi anni novanta del secolo scorso, sono validi esponenti di quell'heavy metal classico al giorno d'oggi da molti bistrattato e "tradito" in nome di un avvicinamento ai settori più moderni. Incuranti delle deleterie ottiche mainstream, il gruppo, dall'immagine e dall'attitudine orgogliosamente "old school", ci offre l'opportunità di ascoltare un suono tradizionale, ma aggiornato al presente, tramite l'uso di sonorità più attuali di quelle usate dai Maestri del settore.
"The Last Command", primo album completo dopo alcuni demo del passato, è un concept basato sul parallelo tra la Seconda Guerra Mondiale e l'oscuro futuro che attende l'umanità: ciò appare evidente fin dalla copertina (che, a dire il vero, ricorda un po' quella di "Somewhere in Time" degli Iron Maiden), che raffigura una fortezza all'avanguardia tecnologica, da cui escono guardie armate, dotate di uniformi anch'esse parecchio futuristiche, sulla cui sommità troneggia un comandante/dittatore, mentre la città brucia, avvolta dalle fiamme.

Il CD, che dura poco più di cinquanta minuti, è caratterizzato da suoni chiari e da una eccellente stereofonia ed è aperto dalla title track, un brano d'impatto, tipico inizio per un disco di metallo ortodosso; segue "Operation Sea Lion", più particolare, rarefatta, con un interessante intreccio di chitarre, mentre "Prophet of Sorrow" è un altro pezzo aggressivo, piuttosto orecchiabile, anche se risente, in modo inevitabile, di qualche evidente influenza proveniente dal passato.
"Dark Alliance", sfruttando la melodia della chitarra, procede dapprima lenta e misteriosa, quindi cadenzata; un ottimo lavoro ritmico dà luogo a vari cambi di tempo, creando così un brano che ricorda le atmosfere dei Priest prima maniera. "Hunter" è caratterizzata ancora da aperture melodiche - stavolta di stampo maideniano - e ci sembra molto adatta ad essere utilizzata in concerto. Si torna ad una maggiore potenza con "General K", oscura, compatta, claustrofobica; solo l'assolo di chitarra dà un po' di respiro al pezzo.
"Foreteller" vola rapida, atmosferica in alcuni momenti, mentre "The Legion" si fa notare per le estese parti vocali e per l'utilizzo delle doppie voci: ancora una canzone veloce, con un break che lascia spazio ad una chitarra molto espressiva. La ritmica impazzita di "Machines of War" lascia presto campo a "The Fortress", unico brano che supera la durata di cinque minuti, cadenzato, con una lieve accelerazione finale. C'è, però, il tempo per una ghost track, dopo oltre tre minuti di silenzio, intitolata "The Savior", che inizia veloce, per poi rallentare fino a diventare melodica; il valido coro rende il pezzo molto più elaborato rispetto agli altri.

Un lavoro discreto, quindi, anche se non originalissimo, che consigliamo ai metallari vecchio stampo ed agli hard rockers; ciò che conta, però, in dischi del genere, molto legati alla tradizione, non è l'originalità a tutti i costi, bensì il feeling, la tecnica, l'amore per il genere proposto, il rispetto dei canoni musicali del settore, come il solismo spinto, sostenuto da una ritmica pulsante e da una voce graffiante, tutte qualità che questi musicisti possiedono in quantità abbondanti e non certo comuni al giorno d'oggi.

[back]
[top]
Player [pop out]
loading...